
Dopo mesi di strisciante, perenne e sottilmente dolorosa nostalgia, ho trovato la cura per il mio "Mal di Giappone", una cura omeopatica, di quelle che leniscono il dolore con una medicina della stessa natura della malattia: Makiko san.
Makiko, collega di lavoro di GianLuca a Tokyo, nonché appassionata studentessa di lingua italiana, è venuta a trovarci domenica e è ripartita ieri pomeriggio alla volta di Firenze. Abbiamo passato circa due giorni gironzolando insieme per Milano, visitando il Duomo, il Cenacolo Vinciano, varie librerie e negozi.
Innanzitutto Makiko ha smentito molti luoghi comuni sui giapponesi: facevo molte più foto io di lei, era praticamente disinteressata ai negozi di moda e mi ha invece chiesto di visitare la Feltrinelli.

A Tokyo ci eravamo conosciute perché lei aveva chiesto a GianLuca di incontrarmi: siccome ha vissuto per oltre un anno in Italia e parla correntemente italiano, voleva socializzare con noi per esercitarsi nella pronuncia e perché le faceva piacere stare insieme a italiani. Makiko ama l'Italia in modo esattamente speculare a quanto io amo il Giappone.

Quando ero a Tokyo, non avevo capito bene come mai fosse interessata a uscire con noi, italiani sì, ma pur sempre perfetti sconosciuti per lei. Non conoscevo ancora la morsa della nostalgia, quella che ti prende allo stomaco quando pensi a certi posti, a certe luci, a certe atmosfere, a cose che non si possono descrivere concretamente ma che hanno il forte potere di legare le persone ai luoghi.

Nei due giorni passati con lei passeggiando per Milano, ogni tanto lei sospirava felice e diceva: "Ah, che bello! mi piace l'odore dell'Italia!" E io, grezzin grezzone, a discettare dello smog, dell'aria dell'Italia che è inquinata, che invece in Giappone l'aria è più pulita ecc. ecc. ecc. Le mie solite contumelie anti-italiche e filo-giappe, quei brontolii che ho iniziato a borbottare dopo il mio ritorno dal Giappone e che mi hanno reso un po' disadattata rispetto al posto in cui vivo. Ma Makiko se ne fregava: mentre gironzolavamo mi ha detto che a lei piace anche solo passeggiare, camminare per la strada, non aveva bisogno di vedere negozi, vetrine o monumenti. Le bastava essere qui. A questo punto, osservando la sua aria beata, ho pensato a me stessa quando giravo per Tokyo, soprattutto negli ultimi tempi: mi sembrava un sogno, mi sentivo meravigliosamente, in effetti non mi importava di andare in posti specifici o di fare acquisti: mi bastava essere là. Mi ha fatto ricordare quanto bene stavo gironzolando per Shinjuku, dove mi sentivo a casa e dove c'era tutto quel che mi interessava. Makiko si è stupita: dice che sono l'unica persona che conosce che le ha detto di essersi trovata bene a Shinjuku... Ed ecco la cura omeopatica: ho osservato come guardava beata i posti che io vedo tutti giorni e che sottovaluto e che, invece, per lei sono bellissimi e, non so per quale oscuro motivo, anche io mi sono sentita bene, quel tipo di benessere che in Giappone provavo soprattutto verso l'ora della sera.

Accompagnandola, mi pareva di sentire vicine e concrete le sensazioni della mia vita a Tokyo e che la mia vita a Tokyo mi dicesse che non era diversa dalla mia vita in Italia. I posti e le luci erano diversi e uguali, la luce serale di Yanaka con i suoi cimiteri e le case basse non era diversa dal tramonto su Milano visto dal tetto del Duomo.
Adesso Makiko è a Firenze, in visita presso altre sue amiche con cui conviveva quando abitava lì. Poi andrà a Roma, a Napoli e a Sorrento, restando due o tre giorni in ciascun posto. Poi tornerà a Tokyo, dove ci siamo ripromesse di re-incontrarci presto! Makiko mi ha portato anche un bel po' di cose dal Giappone, ma il regalo più bello è stato guarirmi, almeno per due giorni, dalla parte più perniciosa e sospirosa della nostalgia! ^^
Makiko san, mata kite kudasai!