Per arrivarci, bisogna scendere una profonda scala, lasciare le scarpe all'ingresso e passare attraverso altri muri di cemento armato, disposti in forma circolare e colorati del rosso tipico dei templi buddisti.
L'interno del tempio, anche se collocato sotto la piscina, è illuminato da luce naturale, grazie allo sfruttamento dei dislivelli causati dalla pendenza della collina. Il rosso dell'ambiente, il fatto che sia sotterraneo, la presenza dell'acqua e della scala per scendere ricordano parecchio una specie di ritorno all'utero materno. L'acqua è stata usata sicuramente con significati sacri e di purificazione, ma anche in omaggio al fatto che per Awaji si tratta di un elemento fondamentale, dato che - oltre a essere un'isola circondata dal mare - risaie, stagni, serbatoi e fonti naturali qui abbondano.
Nella cella del tempio ci sono alcune bellissime sculture di Budda, moderne e antiche, e l'atmosfera è suggestiva e meditativa.
Il tempio un po' mi ricordava certi pozzi sacri nuragici che si trovano in Sardegna, legati al culto delle acque e della luna: diverse epoche e diverse collocazioni ma, mi sa, stessa funzione, religiosa e simbolica.
Dopo la - come sempre - veloce visita al tempio (non si riesce mai a rilassarsi, quando si gira con guide giapponesi), tornando al pullmino abbiamo potuto dare un'occhiata ai dintorni, che non potevano non riservare sorprese e cose strane: tipo questa casa con i kaki appesi artisticamente a tante funicelle sotto il tetto, messi a seccare al sole, chissà per farci cosa.
C'era anche un suggestivo cimitero con una notevole vista mare, ma il tempo (leggi: la guida giapponese) era tiranno: ogni tanto tentavo di dire "chotto matte kudasai" ("aspetta un momento, per favore"), ma nisba!
Masa san, mentre io tentavo di fermare il passo e scattare qualche foto in volata, era già seduto alla guida del pullmino, motore acceso e mani sul volante, pronto a riportarci al residence per il pomeriggio di open studio!
2008-11-15 01:58 pm (UTC)
2008-11-16 05:38 pm (UTC)
2008-11-16 05:54 pm (UTC)